11/06 2018

Il legale rappresentante degli enti religiosi

Gli istituti religiosi (IR), come noto, svolgono le loro funzioni sotto la vigenza del diritto canonico.

Peraltro, tali istituti non costituiscono un mondo a sé stante e, anzi, è oggi più che mai indispensabile interfacciarsi con gli operatori della realtà economica.

Occorre, pertanto, che gli istituti religiosi si dotino di caratteristiche idonee all’instaurazione di rapporti giuridici con fornitori, dipendenti, consulenti etc. che, altrimenti, potrebbero rifiutare l’instaurazione di un qualsiasi rapporto.

In particolare, le diverse articolazioni degli istituti religiosi (e.g., le provincie, case, ecc.) possono diventare enti ecclesiastici civilmente riconosciuti come primo step per poter porre validamente in essere atti avente efficacia giuridica nell’ordinamento italiano.

A tal fine, l’ente ecclesiastico dovrà dotarsi di un proprio legale rappresentante, il quale non è altro che una persona fisica investita del potere di agire in nome e per conto dell’organizzazione cui appartiene: vale a dire una persona che potrà porre in essere atti aventi efficacia giuridica e vincolanti per l’Ente Ecclesiastico.

Individuazione del legale rappresentante

Possiamo individuare due fasi in cui si suddivide l’individuazione del legale rappresentante:

  1. Vi sarà una prima fase “interna”, in cui le competenti autorità canoniche nominano il legale rappresentante, secondo la normativa propria dell’istituto di riferimento.
  2. Alla prima fase seguirà una seconda, nella quale tale volontà dell’istituto, e i suoi effetti, verranno resi pubblici mediante l’iscrizione presso il Registro Prefettizio dove è iscritto l’ente ecclesiastico.

Infatti, presso ogni Prefettura – UTG (Ufficio Territoriale del Governo) è tenuto il Registro delle Persone Giuridiche, presso il quale gli Enti Ecclesiastici (ma anche enti quali Fondazioni, Associazioni, Onlus etc.) danno pubblicità legale della loro esistenza. Con l’iscrizione, inizia un vero e proprio iter amministrativo che sfocerà nell’ottenimento dello status di persona giuridica riconosciuta.

Tra gli elementi da iscrivere presso il Registro, vi è senz’altro la nomina del legale rappresentante dell’ente ecclesiastico il quale, pertanto, potrà essere:

  • indicato al momento dell’iniziale iscrizione dell’Ente (qualora si tratti di EE di nuova istituzione – art. 4, comma 1, DPR 361/2000).
  • modificato nel corso della vita dell’Ente (nel caso in cui, per un Ente già istituito e iscritto presso il Registro, vi sia un mutamento per qualsiasi motivo della persona che rivesta la carica – art. 4, comma 2, DPR 361/2000).

I poteri

Una volta ottenuti i poteri di rappresentanza, il legale rappresentante potrà compiere una serie di atti che possono essere distinti in due grandi categorie:

  • atti di ordinaria amministrazione (come ad esempio le decisioni in ordine alla manutenzione di impianti già esistenti);
  • atti di straordinaria amministrazione (come la vendita di una proprietà immobiliare).

In particolare, il legale rappresentante dell’Ente Ecclesiastico può senz’altro compiere gli atti di ordinaria amministrazione. Tali atti, infatti, hanno natura tale che un controllo più intenso sugli stessi potrebbe dar luogo ad una eccessiva macchinosità nella gestione dell’Ente.

Occorre dire, peraltro, che non vi è un vero e proprio elenco degli atti di ordinaria amministrazione, essendo in ogni caso previsto che ogni istituto deve attivarsi per la individuazione di norme interne che vadano a regolare l’uso e l’amministrazione dei beni (Cfr. Canone 635, paragrafo 2, CJC e Canone 1281, paragrafo 2).

Per quanto riguarda gli atti di straordinaria amministrazione, invece, è previsto che tali atti potranno essere compiuti solo a seguito di autorizzazione del superiore canonico e che, in mancanza, saranno invalidamente posti in essere.

Così, delimitando i poteri del legale rappresentante, si può affermare che spetta all’autorità canonica competente l’autorizzazione a porre in essere atti eccedenti l’ordinaria amministrazione. Poiché non c’è una netta linea di demarcazione tra le due tipologie di atti, è buona norma per ogni Ente Ecclesiastico dotarsi di uno statuto che effettui tale distinzione.

Infine, qualora gli atti di straordinaria amministrazione siano di particolare importanza (per esempio, vendite immobiliari) occorrerà l’autorizzazione dell’Ordinario ovvero l’ottenimento della licenza della Santa Sede.

La rappresentanza processuale

È possibile che, durante la vita dell’Ente Ecclesiastico, sorgano controversie con soggetti terzi e che, a causa di incomprensioni o altre motivazioni, non si riesca a trovare un accordo per evitare un giudizio. In questi casi, al rappresentante dell’Ente Ecclesiastico spetta la rappresentanza in giudizio dell’ente stesso, detta rappresentanza processuale.

In particolare, il legale rappresentante potrà essere destinatario di notifiche di atti giudiziari diretti all’Ente Ecclesiastico, potrà nominare avvocati per difendersi in giudizio e accordarsi transattivamente per la risoluzione di una controversia.

Naturalmente, nel caso tali accordi di transazione superino l’ordinaria amministrazione (come ad esempio un accordo in un giudizio che riguardi una proprietà immobiliare) restano salvi i limiti sugli atti di straordinaria amministrazione visti sopra, nonché la necessità delle relative autorizzazione/licenze ecclesiali.

La nazionalità del legale rappresentante ai fini del riconoscimento – rapporto con il diritto canonico

Ai sensi dell’art. 7 della Legge – 20/05/1985, n.222, “le province italiane di istituti religiosi e di società di vita apostolica non possono essere riconosciuti se non sono rappresentati, giuridicamente e di fatto, da cittadini italiani aventi il domicilio in Italia. Questa disposizione non si applica alle case generalizie e alle procure degli istituti religiosi e delle società di vita apostolica”.

Pertanto, occorrerà che il rappresentante legale degli Enti Religiosi elencati dalla norma abbia nazionalità italiana a meno che non si tratti di una casa generalizia, di una procura di IR o di società di vita apostolica. In questi casi il Legale Rappresentante potrà avere una nazionalità diversa da quella italiana.

In ultimo si ricorda che il rappresentante legale di un ente ecclesiastico non deve per forza coincidere con la persona del superiore canonico. In molti casi è infatti l’Economo Générale ad essere nominato legale rappresentante.

Delega di poteri per istituti religiosi particolarmente complessi

Al fine di meglio amministrare l’Ente Ecclesiastico, e in particolare per enti ecclesiastici particolarmente complessi, il legale rappresentante potrà inoltre delegare i propri poteri. È possibile quindi che, ad esempio a causa del numero di affari, i poteri propri del legale rappresentante siano delegati ad altre persone fisiche. Nello stesso modo si potrà agire per la gestione di affari complessi che richiedano competenze specifiche.

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Questo è il primo di una serie di articoli in cui affronteremo gli aspetti più interessanti della rappresentanza degli Enti Religiosi. Scrivi a info@dikaios.international o telefona al +39 06 36712206 per chiedere spiegazioni e ricevere assistenza.

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